C'è ancora molto da dire sulla situazione economica italiana dopo gli ultimi dati dell'Istat, della Banca d'Italia e della "Relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica" (Ruef) che sostituisce la vecchia "Trimestrale di cassa". Stando a quest'ultimo documento il nostro debito pubblico alla fine del 2007 era diminuito di 2,5 punti in rapporto al Pil scendendo dal 106,5 al 104. Ben oltre le previsioni dello stesso Padoa-Schioppa.
Non si è riflettuto abbastanza su questo dato. I tanti Soloni (e Catoni) che sdottoreggiano sui mancati tagli della spesa, sulla dissipazione delle risorse e sul cattivo impiego del "tesoretto" tirando la croce addosso al governo Prodi e ai suoi ministri economici, hanno pressoché ignorato la diminuzione del debito sottolineando invece il rallentamento del Pil previsto per il 2008 dall'1,5 allo 0,6 per cento.
Capisco che il dimezzamento di una crescita già fiacca fa più notizia, ma i due fenomeni sono profondamente diversi. Il secondo dipende infatti interamente dall'andamento pessimo della congiuntura internazionale che è fuori dal controllo dei governi nazionali. Il primo invece è opera nostra e riguarda uno degli aspetti più delicati della nostra finanza pubblica.
L'andamento virtuoso del debito ha infatti una sola causa: la diminuzione della spesa corrente e quindi del disavanzo del Tesoro. Nel quinquennio berlusconiano la spesa aumentò di 2,5 punti di Pil, in cifre assolute 35 miliardi di euro. Nel biennio prodiano l'aumento della spesa è stato invece dell'1,4 (inferiore alla crescita del Pil).
Ci si dovrebbe chiedere da che cosa sia stato causato un divario così rilevante tra la maggiore spesa del governo Berlusconi-Tremonti e quella molto minore del governo Prodi-Padoa-Schioppa. Forse il primo ha alleviato i redditi individuali, i salari, le pensioni?
Oppure ha intrapreso una politica di lavori pubblici e di infrastrutture particolarmente consistente? Ha sostenuto i giovani, le famiglie, gli anziani? Non risulta che vi siano stati miglioramenti consistenti in queste voci della spesa sociale. I pochi provvedimenti in favore di quei settori e di quelle categorie sono stati effettuati in gran parte con sgravi fiscali e quindi con minori entrate. Ma la spesa è nel frattempo cresciuta in cifre relative e in cifre assolute. Dove sono andati a finire quei soldi?
In gran parte nella spesa sanitaria, abbandonata a se stessa senza controlli; e poi nei cosiddetti consumi intermedi della pubblica amministrazione, acquisti di beni e servizi che rappresentano quasi la metà della spesa corrente. Lì c'è stata la dilapidazione delle risorse senza alcun beneficio né per la crescita dell'economia né per la riorganizzazione della pubblica amministrazione centrale e locale.
Stupisce che questi processi siano passati quasi inavvertiti dinanzi all'opinione pubblica e ai cosiddetti esperti. Oggi ne abbiamo ufficiale conferma, certificata anche dalle autorità internazionali: la spesa pubblica è tornata sotto controllo mentre la lotta contro l'evasione ha fornito un surplus di entrate di 20 miliardi.
Tra maggiori entrate e minori spese si tratta dunque di 40 miliardi di euro che, pur in mezzo alla tempesta internazionale cominciata dal giugno scorso, hanno fatto diminuire il deficit ereditato dalla precedente legislatura dal 4 all'1,9 per cento, hanno ridotto il debito pubblico di 2,5 punti rispetto al Pil, hanno portato il disavanzo dello Stato al punto più basso degli ultimi nove anni.
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Purtroppo a questi buoni risultati nella pubblica finanza non hanno corrisposto analoghi segnali positivi nell'economia e nel benessere degli italiani. Anzi quel benessere è stato seriamente colpito, le condizioni degli individui e delle famiglie sono decisamente peggiorate, il costo della vita è aumentato, le retribuzioni (salari, stipendi, pensioni) sono sempre più insufficienti costringendo a diminuire i consumi sia in quantità sia in qualità.
L'Istat stima l'inflazione ufficiale intorno al 2,6 per cento ma quella dei generi di largo consumo ad oltre il 5. Particolarmente elevati i prezzi dei cereali, dell'energia, dei trasporti. Insomma l'ossatura del sistema, sia dal lato dei consumi sia da quello degli investimenti.
A che cosa si deve questa situazione di sofferenza e di precarietà economica e sociale? Aggravata da aspettative ancor più negative che si trasformano, come sempre avviene in questi casi, in ulteriori peggioramenti percepiti prima ancora di essere avvenuti?
La risposta è nei fatti: un miliardo di persone, soprattutto nei paesi asiatici, sta gradualmente entrando nel circuito dei consumi di qualità; quattro o cinque governi (India, Cina, Corea, Singapore, Indonesia) stanno investendo massicciamente nella modernizzazione dei rispettivi paesi.
Tutti questi elementi sono fuori dal controllo dei governi nazionali europei, dell'Europa nel suo insieme e perfino degli Stati Uniti d'America. È la nuova domanda a spingere in alto i prezzi dei cereali, del petrolio e dell'energia. Accrescere l'offerta di questi beni non è impossibile, ma procede con rapidità molto minore dell'irruente aumento di domanda dei nuovi consumatori. Per di più l'aumento dell'offerta non avverrà che in presenza di prezzi non inferiori al livello attualmente raggiunto.
Siamo così, in tutto l'Occidente, dinanzi ad un'inflazione importata dall'estero da paesi con sistemi economici diversi dai nostri, livelli retributivi decisamente più bassi, monete inconvertibili, Banche centrali non integrate con quelle occidentali. Da questo punto di vista la politica dei tassi d'interesse (e quindi il valore del cambio estero della moneta europea) attuata ormai da un anno dalla Banca europea è del tutto insensata. Per il rispetto dovuto a una grande istituzione la stampa si è finora astenuta dal prender di mira la Bce; i governi e l'Ecofin hanno fatto altrettanto. Ma ora l'errore e l'inspiegabile tenacia con cui la Banca mantiene un livello dei tassi sempre più squilibrato non può esser sottaciuto. Mantenere il tasso ufficiale dell'euro al 4 per cento con una forbice in continuo aumento rispetto al tasso della Fed che tra poco sarà la metà di quello europeo significa marciare ad occhi bendati verso il disastro.
Questa politica ha già spinto il cambio con il dollaro ad un'altezza insostenibile. Non soltanto con il dollaro ma anche con le altre monete che hanno cambi fissi con quella americana e quindi si svalutano con essa, a cominciare dallo yuan cinese. La conseguenza è quella di render difficilissime le esportazioni dell'Europa verso il resto del mondo, di bloccare il turismo diretto verso i nostri paesi e tra di essi di colpire soprattutto quelli come l'Italia le cui imprese operano principalmente in settori convenzionali con scarso valore aggiunto e bassa produttività.
Il futuro governo che uscirà tra un mese dalle urne dovrà dunque affrontare questi problemi in primissima battuta. L'indipendenza della Bce nella politica dei tassi d'interesse non può e non deve essere intaccata, ma la sua sovranità non si estende al cambio estero. Si tratta di due grandezze strettamente collegate ma che fanno capo ad istituzioni diverse. Perciò una dialettica tra il Consiglio dei ministri europei e la Banca centrale non è soltanto auspicabile ma a questo punto urgente e necessaria.
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I nostri due maggiori partiti che si fronteggiano in questa campagna elettorale dovranno comunque adottare provvedimenti rivolti a sostenere il potere d'acquisto dei ceti medi e inferiori della nostra società. Le tecnicalità sono diverse ma l'intento non può che esser comune: intervenire a sorreggere una domanda di consumi e di investimenti particolarmente calante e un flusso di esportazioni anch'esso in preoccupante ristagno.
Le risorse per finanziare questa strategia sono scarse sicché una politica anticiclica di "deficit spending" è diventata inevitabile. È la sola strada per sollevare il livello di crescita del Pil almeno fino al livello dell'1 per cento dall'attuale previsione dello 0,6. Ma poiché questa politica non potrà attuarsi prima del prossimo mese di maggio e avrà dunque dinanzi a sé soltanto il secondo semestre dell'anno, diventerà necessario adottare misure di impatto immediato sulla realtà economica. Soprattutto bisognerà iniettare nel sistema non solo risorse materiali ma anche fiducia per rovesciare le aspettative dei consumatori e delle imprese.
Si discute tra gli economisti se un'operazione di sostegno della domanda avrà gli effetti desiderati oppure - come in altre occasioni è accaduto - non sarà immobilizzata dai beneficiari in impegni liquidi anziché in un'espansione dell'economia. Ma l'attuale compressione della domanda è arrivata ad un punto tale da rendere impensabile la tesorizzazione della liquidità. Perciò l'effetto desiderato avrà sicuramente luogo.
Al timore che si possa determinare accanto all'inflazione importata un'ulteriore impennata dovuta al rilancio della domanda interna si dovrà rispondere aumentando il livello della libera concorrenza, spingendo avanti le liberalizzazioni e agganciando le retribuzioni non all'inflazione ma alla produttività del sistema.
Lo ripeto: non c'è altra via. Da questo punto di vista è stato un gravissimo errore quello del centrodestra di non aver risposto positivamente all'invito di Veltroni, ancora rinnovato in questi ultimi giorni, di render possibile da subito un accordo bipartisan sull'attuazione di provvedimenti di detassazione dei salari dei lavoratori dipendenti. Avremmo guadagnato mesi preziosi, riconciliato imprenditori e sindacati, diminuito la distanza tra società e istituzioni. Forze politiche che avessero a cuore gli interessi del paese avrebbero accettato quella proposta. Tanto più sbagliato e odioso appare il rifiuto che è stato opposto e l'egoismo elettorale che l'ha motivato.
Post Scriptum. Una parola sul "protezionismo" sostenuto da Tremonti nelle sue recenti sortite. Molti l'hanno preso sul serio e ne hanno fatto motivo di polemica mostrandone gli aspetti perversi che avrebbe sull'economia.
Concordo sulla loro perversità ma debbo avvertire che un protezionismo nazionale è del tutto incompatibile con la nostra appartenenza all'Unione europea che è la sede esclusiva per poter decidere se le frontiere debbano restare aperte o invece presidiate da dazi e contingentamenti nei confronti del resto del mondo. Lo stesso Tremonti ne è del resto pienamente consapevole e l'ha scritto nel pamphlet che contiene quell'improvvida proposta.
La sua era dunque soltanto una provocazione, forse un "lanciare la palla in tribuna" per non affrontare argomenti assai più spinosi e realistici d'un protezionismo al di fuori della nostra portata. Poiché l'ex ministro dell'Economia berlusconiana conosce bene i problemi che abbiamo di fronte avrebbe potuto impegnare assai meglio il suo talento e la sua influenza inducendo il leader di Forza Italia ad accettare la proposta di Veltroni. Così pure avrebbe potuto spendersi per far accettare l'altra proposta del Partito democratico di tagliare fin da ora il costo del finanziamento pubblico dei partiti. Due segnali importanti che avrebbero potuto esser dati e che invece sono stati soffocati dall'assordante silenzio di chi parla nei momenti sbagliati e tace in quelli opportuni.
Sunday, March 16, 2008
IL DRAMMATICO ERRORE DELL'EURO ALLE STELLE (da "Repubblica.it", Mar 16 - 2008)
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Saturday, March 15, 2008
CARISSIMA, INEFFICIENTE E INOSPITALE (da "Repubblica.it", Mar 15 - 2008)
Foto impietosa da un sondaggio tra i giovani stranieri che hanno scelto gli atenei italiani. "Trovare casa è un inferno, i professori non sono all'altezza e nessuno parla inglese".
ROMA - Sarà anche il Belpaese, ricco di storia e bellezze artistiche, ma venirci a studiare è un vero inferno. A stroncare l'Italia e il suo sistema universitario sono gli studenti stranieri del progetto Erasmus che hanno scelto la Penisola per il loro periodo di formazione all'estero.
La fotografia che emerge da un questionario realizzato dalla free press "Studenti Magazine" e dall'associazione "Erasmus Student network Italia" è davvero impietoso, ma difficilmente contestabile. Il nostro paese, sottolineano i 1500 giovani interpellati provenienti da 28 paesi diversi e distribuiti in 27 diverse città italiane, è "costosissimo", "incapace di garantire un alloggio a prezzi contenuti" e un posto "dove l'inglese è una lingua di cui si fa a meno".
Il problema più sentito è il costo della vita. L'83% degli intervistati dichiara di spendere di più in Italia rispetto al proprio paese. La voce più costosa è al solito l'affitto (per il 69%). Seguono il cibo per il 14,4% e il divertimento per il 12,6. Il 4% trova invece particolarmente costosi i libri. A tanto dispendio non corrispondono però atenei all'altezza delle attese. Il 71% degli intervistati ritiene l'università italiana peggiore di quella del proprio paese. Per il 39,6% la ragione principale è il pessimo stato delle strutture. Seguono la scarsità dei servizi web per il 24,4%, la difficoltà nel raggiungere informazioni per il 19,5% e la scarsa professionalità dei professori per il 16,5%.
Una larga maggioranza di studenti stranieri (il 66%), una volta arrivata in Italia ha incontrato difficoltà nel trovare un alloggio, condividendo quindi gli stessi problemi dei nostri fuorisede. I problemi più lamentati sono il caro affitti e la fatiscenza dei locali, ma un 20,8% dei partecipanti al questionario denuncia anche il razzismo dei proprietari che non affittano a stranieri.
In un ambiente così ostile a rendere il tutto ancora più problematico è la difficoltà a trovare qualcuno in grado di esprimersi in inglese. Solo l'1.4% degli intervistati ritiene indispensabile conoscere l'inglese in Italia, contro il 46.6% che lo ritiene assolutamente inutile.
Eppure l'Italia continua ad esercitare un certo fascino sui giovani universitari di tutta Europa. La ragione, spiegano gli intervistati, è che malgrado i problemi il Belpaese conserva ancora un certo carisma. Ma se il 97% degli studenti spiega di averci scelto perché "sempre attratto dal Belpaese", alla fine del soggiorno solo il 60% vi ritornerebbe ad occhi chiusi.
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Tuesday, February 26, 2008
POVERA ITALIA! (da "Repubblica.it", Feb 25 - 2008)
Requisitoria del processo per le violenze e i soprusi durante i G8. Il pm cita agghiaccianti episodi, facendo nomi e cognomi.
"Umiliazioni, pestaggi, sputi
ecco l'inferno della Bolzaneto"

GENOVA - Qualcuno dovrà pure spiegare l'odio e la violenza, la barbarie, la crudeltà gratuita. L'accanimento. Gli insulti, le umiliazioni, le botte. I capelli tagliati a colpi di forbice, gli sputi, i volti marchiati, le dita spezzate. Qualcuno dovrà spiegare, ed assumersene le responsabilità.
Nella seconda udienza dedicata alla requisitoria del processo per le violenze e i soprusi nella caserma di Bolzaneto, i pubblici ministeri si sono concentrati sull'attendibilità dei testi. Spiegando che non furono solo le 209 vittime a raccontare nei dettagli l'orrore di quei tre giorni, ma che gli stessi imputati generali, funzionari di polizia, ufficiali dell'Arma, guardie carcerarie, poliziotti, carabinieri, medici hanno più o meno direttamente confermato quegli sconcertanti resoconti.
Vale allora la pena di riportare alla lettera una parte dell'intervento di Vittorio Ranieri Miniati, a nome anche dell'altro pm, Patrizia Petruzziello. Un breve elenco di fatti specifici accaduti nel "carcere del G8". Una esemplare tessera del mosaico. Miniati cita ad esempio "le battute offensive e minacciose con riferimento alla morte di Carlo Giuliani o di alcuni motivi parafrasati a scopo di scherno". "Per la giornata di venerdì, in particolare: il malore di Angelo Rossomando e quello di Karl Schreiter. Il taglio di capelli di Taline Ender e Saida Teresa Magana. Il capo spinto verso la tazza del water a Ester Percivati. Lo strappo della mano di Giuseppe Azzolina, le ustioni con sigaretta sul dorso del piede a Carlos manuel Otero Balado, percosso tra l'altro sui genitali con un grosso salame. Le percosse con lo stesso grosso salame sul collo di Pedro Chicarro Sanchez".
"Per la giornata di sabato, in particolare: il malore di Katia Leone per lo spruzzo in cella di spray urticante. Il malore di Panagiotis Sideriatis, cui verrà riscontrata la rottura della milza. Il pestaggio di Mohammed Tabbach, persona con arto artificiale. Gli insulti a Massimiliano Amodio, per la sua bassa statura. Gli insulti razzisti a Francisco Alberto Anerdi per il colore della sua pelle. Le modalità vessatorie della traduzione di David Morozzi e Carlo Cuccomarino, che vengono legati insieme e le cui teste vengono fatte sbattere l'una contro l'altra".
"Per la domenica, in particolare: il malore di Stefan Brauer in seguito allo spruzzo di spray urticanti, lasciato con un camice verde da sala operatoria al freddo. Il malore di Fabian Haldimann, che sviene in cella ove è costretto nella posizione vessatoria. L'etichettatura sulla guancia, a mo' di marchio, per i ragazzi arrestati alla Diaz nel piazzale al momento dell'arrivo a Bolzaneto. La sofferenza di Anna Julia Kutschkau che a causa della rottura dei denti e della frattura della mascella non è neppure in grado di deglutire. Il disagio di Jens Herrrmann, che nella scuola Diaz per il terrore non è riuscito a trattenere le sue deiezioni e al quale non è consentito di lavarsi. La particolare foggia del cappellino imposto a Thorsten Meyer Hinrrichs: un cappellino rosso con la falce ed un pene al posto del martello, con cui è costretto a girare nel piazzale senza poterlo togliere". Per chi lo avesse dimenticato, i responsabili di questi episodi sono uomini dello Stato. Quello che ci dovrebbero proteggere dai criminali.
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Tuesday, February 19, 2008
VENITE A PRENDERE IL CAFFE' DA ME (da "Repubblica.it", Feb 19 - 2008)
Lungo, ristretto, corretto, shakerato, freddo, moka classico, alla napoletana, americano, espresso, macchiato freddo, macchiato caldo e così via in declinazioni che specie in Italia potrebbero durare ore. Prendere il caffè è un rito, per il quale ognuno ha suoi gusti, ritmi, abbinamenti. Ma il caffè è anche un momento di incontro, intorno a una tazzina: ci si siede, si conversa, ci si conosce. E per un caffè si può invitare amici e conoscenti a casa, versione più breve e meno laboriosa di un invito a pranzo. Ma come tutti gli inviti anche questo rientra nell’ “arte del ricevere” con le sue regole di etichetta.
“A cominciare – spiega Nicola Santini, esperto di galateo e insegnante di buone maniere in reality show su Sky e Rai uno – dal corredo base: una caffettiera che abbia già servito almeno 30 caffè, una lattiera, una zuccheriera, cucchiaini lucidissimi. Il tovagliolo – puntualizza – è indispensabile solo se al caffè si accompagnano dei dolcetti”. Questi non devono contenere marmellata né crema, mentre al cioccolato vanno benissimo.
Una volta arrivati gli ospiti, il caffè viene sempre servito personalmente dalla padrona di casa. L’eventuale personale di servizio si limita a portare il vassoio con tutto l’occorrente. E poi arriva il momento del caffè.
Santini indica un vademecum del “venite a prendere un caffè da me” dal quale, dice, non si può prescindere.
Eccolo:
Il caffè va servito caldissimo. Per questo deve essere versato direttamente dalla caffettiera, che deve ovviamente essere presentabile (motivo per il quale molte aziende propongono macchine da caffè dal particolare design).
Il manico della tazzina sta a destra come anche il cucchiaio che sta sul piattino.
Il caffè preparato con la moka quindi si versa direttamente nelle tazzine. No a portarlo all’ospite già nella tazza, tanto meno già zuccherato e mescolato: il caffè presentato già in tazza è solo quello fatto con la macchina per espresso, se questa sta in cucina. Meglio comunque la moka perché consente di servire i diversi ospiti contemporaneamente.
Lo zucchero in zolletta non si prende col cucchiaino ma con le apposite pinzette, oppure anche con le dita, toccando – ovviamente – solo la zolletta che si mette nella tazza.
È di moda servire il caffè con il miele: bene, purché sia di castagno, il cui aroma lega benissimo con la bevanda.
Agli inviti per il caffè – presumibilmente per un dopo pranzo – si arriva puntualissimi, mai in anticipo, perché il rischio è di trovare i padroni di casa ancora a tavola, né in ritardo: si tratta di un invito di breve durata (un’ora al massimo) e si rischia di obbligare gli altri ospiti a trattenersi per non essere scortesi nei nostri riguardi.
Se il caffè è servito a tavola, il piatto rimane appoggiato sulla superficie del tavolo; se è servito in salotto, con la mano sinistra si tiene il piattino e con al destra ci si serve la tazzina.
Per finire due accortezze. La prima è una di quelle regole del galateo della serie “prendere o lasciare”, nel senso che se ne prende atto poi a ciascuno scegliere di dargli peso o meno: del caffè non si chiede mai il bis.
La seconda è una raccomandazione per chi non si è mai accorto che certi gesti fanno tanto finto snob: giù il mignolo che tende a lasciare il resto della mano quando si alza la tazzina.
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2:14 AM
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ECCO LA SPESA A CHILOMETRI ZERO (da "Repubblica.it", Feb 19 - 2008)
Evitare i prodotti "nascosti" dal cellophane e dagli imballaggi.
La frutta fuori stagione è quella che arriva da lontano.
"Voglio solo l'insalata di casa mia!"
Un buon contributo alla salvaguardia del clima, oltre che alla salvaguardia della propria salute, può venire da una spesa non distratta. Invece di imbottire il carrello di cibi sepolti da montagne di cellophane - che servono anche a nascondere le tracce della fatica accumulata nei lunghi viaggi percorsi da ciò che finirà nel nostro stomaco - si possono comprare alimenti freschi che hanno fatto poca strada per arrivare in tavola.
E' la "spesa a chilometri zero". Mangiare a "chilometri zero" - ricorda la Coldiretti, uno degli sponsor dell'iniziativa - significa anche risparmiare e combattere l'inflazione perché i prezzi sono fino a dieci volte più alti se gli alimenti acquistati hanno percorso lunghe distanze: per trasportare a Roma un chilo di pesche dall'Argentina (12 mila chilometri in aereo) si consumano 5,4 chilogrammi di petrolio. Mentre, consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia può risparmiare fino a una tonnellata di anidride carbonica l'anno.
Comprando un cibo compriamo anche l'acqua e l'energia che sono state necessarie per produrlo, pulirlo e portarlo fino a noi. E questa consapevolezza si è diffusa al punto che ormai sono comparse le prime etichette in cui, oltre al prezzo del cibo e alle calorie, vengono indicati il luogo di origine e i mezzi di trasporto usati (camion, nave o aereo).
Adesso la parola è a voi. Voi che in questo momento ci leggete potete decidere di programmare, nei prossimi giorni, una spesa che tenga conto di tutto ciò. Potete comprare cibi più freschi, più saporiti, legati al territorio facendo un regalo a voi stessi e all'ambiente. Se siete convinti, è il momento di passare all'azione. Se siete incerti, forse vale la pena di provare almeno una volta.
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1:59 AM
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Saturday, February 16, 2008
FEBBRAIO 2008, ECLISSI DI LUNA, PIANETI, COSTELLAZIONI ED EVENTI ASTRONOMICI - (da "Astroperinaldo.it", Feb 16 - 2008)
IN BREVE
01 Febbraio
Venere e Giove sorgono insieme prima dell'alba
03 Febbraio
congiunzione Venere, Giove e Luna
04 Febbraio
congiunzione Venere, Giove e Luna
07 Febbraio
eclissi anulare di Sole (visibile dall'Antartide)
07 Febbraio
Luna Nuova
14 Febbraio
Luna al Primo Quarto
16 Febbraio
Luna e Marte in congiunzione
20 Febbraio
Luna Piena
20-21 Febbraio
eclisse totale di Luna
23-24 Febbraio
Saturno in opposizione
29 Febbraio
Luna Ultimo Quarto
LE COSTELLAZIONI
Allo Zenit si trova la costellazione di Auriga, il Cocchiere, con la gialla Capella.Il Toro brilla sempre alto verso Sud, con la rossa Aldebaran e le lucenti Pleiadi. A Sud il cacciatore Orione con il Cane Maggiore Sirio e il Cane Minore Procione.I Gemelli stanno raggiungendo il pieno Sud ; ad Est il Leone è sorto, mentre la Balena e i Pesci tramontano; Andromeda e Pegaso si dirigono verso Nord-Ovest. A Nord il Drago, tra le due Orse, con la testa rasenta l’orizzonte.
I PIANETI
Marte e Saturno sono visibili per tutta la notte. Saturno, che sta vagando tra le stelle del Leone vicino alla brillante stella Regolo, nella notte tra il 23 e 24 Febbraio raggiunge l'opposizione, ovvvero il suo momento di massimo avvicinamento alla Terra. Presenterà quindi per tutto il mese ottime condizioni di visibilità.
Marte, che è stato in opposizione a fine Dicembre, lo vedremo invece diventare man mano più piccolo, le sue dimensioni passerano infatti dai 12 secondi d'arco di inizio mese ai 9 di fine Febbraio. Si trova nel Toro.
Giove, sorge dopo le 5 del mattino circa ad inizio mese; nonostante risulti già 3 volte più grande di quanto ci appare Marte in questo periodo, è ancora lontano e piccolo rispetto ai suoi canoni. Dovremo aspettare il prossimo mese per osservarlo meglio.

EVENTI CELESTI
1 Febbraio, Giove e Venere sorgono "insieme".
Per la maggior parte delle persone alazarsi presto la mattina è un grande sacrificio, ma il primo febbraio se avete un orizzonte libero da impedimenti verso EST SUD-EST, poco prima del sorgere del Sole potrete ammirare i due pianeti più luminosi del sitema solare che si contendono una piccola porzione di cielo, poco più verso sud il "quadro celeste" sarà completato da una falce di Luna.
La mattina del 3 febbraio troveremo Luna Giove e Venere allineati, mentre il giorno 4, sempre prima dell'alba, i 3 oggetti si disporanno a "triangolo", la Luna in basso, Venere ad Est, Giove a Ovest.
Il 16 Febbraio alle ore 20 troveremo accostati la Luna e Marte.

Nella notte tra il 20 e il 21 febbraio sarà possibile osservare una bella eclissi totale di Luna, il nostro satellite si coprirà lentamente fino a diventare completamente rosso alle 4 circa da Perinaldo.
inizio parzialità 1h42m9s
inizio totalità 3h17m
massimo totalità 03h25m53s
fine totalità 3h51m28s
fine parzialità 5h09m1s
orari in TempoUniversale
aggiungere circa 30 minuti per Perinaldo
Sarà ben visibile dal nord-ovest dell'Italia, mentre nel resto del nostro territorio nella parte finale dell'eclissi la Luna sarà molto bassa sull'orizzonte o già tramontata.
Grafico di visibilità.
Sito ufficiale della sonda Cassini.
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VETRI ISOLANTI MEGLIO DI QUELLI DOPPI - (da "Repubblica.it", Feb 16 - 2008)
Ed un grado in meno fa bene alla salute
Piccoli suggerimenti sul riscaldamento in casa.
Come ridurre le emissionii (e spendere anche meno).
In Danimarca è stato deciso di eliminare i doppi vetri tradizionali per sostituirli con vetri super isolanti. A Berlino sono stati sono stati finanziati interventi sul 25 per cento degli edifici per migliorarne l'efficienza. Il governo inglese ha varato misure sull'edilizia che porteranno a eliminare 400 mila tonnellate di anidride carbonica. E anche in Italia, dove da un anno è stata approvata la nuova legge sull'efficienza, si può fare qualcosa subito per spendere di meno inquinando meno.
Questa settimana Repubblica propone ai suoi lettori di prestare un po' più di attenzione alla temperatura della casa. Se avete il riscaldamento autonomo potete regolare il caldo con un piccolo aggiustamento del termostato. Se avete un riscaldamento centralizzato potete comunque verificare la temperatura e chiedere di intervenire se è troppo alta. Un caldo eccessivo non fa bene alla salute e fa male all'atmosfera perché provoca un'inutile emissione di gas serra.
Il Wwf, nella sua campagna per i condomini efficienti, ricorda che migliorando l'impianto di riscaldamento ogni famiglia può tagliare dal 20 al 40 per cento delle spese: basta sostituire la vecchia caldaia a gasolio con una moderna a condensazione alimentata a gas; installare sistemi di contabilizzazione del calore per pagare a consumo se l'impianto è centralizzato; inserire valvole ai caloriferi in modo da calibrare il calore stanza per stanza. Si possono inoltre isolare vetri, mura, tetti e solai per ridurre la dispersione. Calcolando che oltre il 70 per cento del consumo energetico di una casa dipende dal riscaldamento parliamo di cifre significative.
Ogni lettore che aderirà all'iniziativa di Repubblica potrà dichiarare di quanti gradi intende ridurre la temperatura del suo appartamento e per quanto tempo. In base a queste indicazioni si calcolerà il risparmio in termini di euro e di emissioni serra evitate.
Aspettiamo osservazioni, suggerimenti e critiche sul nostro sito o anche al "Cerchio da chiudere" la trasmissione in onda ogni martedì dalle 12 alle 12.45 su Repubblica Tv.
(10 febbraio 2008)
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