Wednesday, October 1, 2008

Help desks field unending stream of oddball requests (da "roberthalftechnology.com", October 02, 2008)

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'A LIZARD CRAWLED INTO MY SERVER'

“How do I get my computer’s coffee-cup holder to come out again?” That may sound like a baffling request, but for seasoned help desk professionals, it’s not out of the ordinary. In a new survey, CIOs identified the most unusual requests they or their support staff have fielded. The survey shows that it takes more than technical expertise to interact with end users -- especially those who confuse CD-ROM drives with coffee trays.

The survey was developed by Robert Half Technology, a leading provider of information technology professionals on a project and full-time basis, and conducted by an independent research firm. It was based on telephone interviews with more than 1,400 CIOs from companies across the United States with 100 or more employees.

CIOs were asked, “What is the strangest or most unusual request you or a member of your help desk or technical support team has ever received?”

Their responses included:

  • “Why isn’t my wireless mouse connected to the computer?”
  • “My laptop was run over by a truck. What should I do?”
  • “Can you rearrange the keyboard alphabetically?”
  • “How do I read my e-mail?”
  • “My computer is telling me to press any key to continue. Where is the ‘any’ key?”
  • “Can you reset the Internet for me?”
  • “There are animal crackers in my CD-ROM drive.”
  • “Can you build me a robot?”

Some end users called to report problems with mice -- not the electronic kind -- and other pests. To wit:

  • “Can you get the mice out of the ceiling?”
  • “A server went down, and I found a lizard had crawled into it and died.”
  • “A skunk ate my cable.”

Other requests signal more trouble than just a technical glit

ch. Here are some examples:

  • “How can I block e-mail from my manager?”
  • “Can I open the bank safe using my computer?”
  • “Can you install cable TV on my PC?”
  • “Can you order joysticks so that we can play video games?”
  • “I’d like to stop receiving e-mail on Fridays.”

Help desk professionals are known for lending a hand, but these end users took the concept too far:

  • “Can you come and install my car stereo?”
  • “Where can I locate dry ice?”
  • “I’d like wireless computer access in my motor home.”
  • “Can you fix my typewriter?”
  • “How long does it take to bake a potato in a microwave?”
  • “My daughter is locked in the bathroom, can you pick the lock?”
  • “Can you tell me the weather forecast for next year?”
  • “The elevator is broken.”
  • “How do I wire a robotic turkey?”
  • “Where can I get software to track UFOs?”
  • “Can you repair my motorbike?”




Beyond the comic relief these out-of-the-blue requests can provide, they also serve as a test of essential help desk and technical support skills, according to Katherine Spencer Lee, executive director of Robert Half Technology. “These unusual requests highlight the need for technical support personnel to also demonstrate patience, empathy and a sense of humor,” she said.

About the Survey
The national survey was developed by Robert Half Technology, a leading provider of information technology professionals on a project and full-time basis, and conducted by an independent research firm. The survey is based on more than 1,400 telephone interviews with CIOs from a random sample of U.S. companies with 100 or more employees. In order for the survey to be statistically representative and ensure that companies from all segments were represented, the sample was stratified by geographic region, industry and number of employees. The results were then weighted to reflect the proper proportions of the number of employees within each region.

About Robert Half Technology
With more than 100 locations worldwide, Robert Half Technology is a leading provider of technology professionals for initiatives ranging from web development and multiplatform systems integration to network security and technical support. Robert Half Technology offers online job search services at www.rht.com.


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Tecnologia e scienza (da "repubblica.it", October 02, 2008)

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Studio raccoglie le 1400 domande piu' improbabili ricevute dagli impiegati di help desk informatici degli Stati Uniti.

"Perche il mio mouse senza fili non e' attaccato al computer?"

Il lettore cd scambiato per porta tazza, la richiesta di resettare la rete internet ed altro ancora: le richieste folli degli utenti.





"Come faccio a far uscire di nuovo il porta tazza?", "Può disporre la tastiera del mio computer in ordine alfabetico?". E ancora: "L'ascensore del mio palazzo si è fermato. Mi può aiutare?". Tecnologia e comuni mortali, quando il computer finisce nelle mani delle persone sbagliate il risultato è un'esilarante richiesta di aiuto ai servizi di assistenza informatica. Robert Half, direttore di una importante azienda americana che fornisce professionisti dell'informatica, dai disegnatori di siti web fino al personale addetto al supporto tecnico, ha riunito in un divertente studio pubblicato sul sito Robert Half Technology le 1400 domande più improbabili ricevute da oltre cento impiegati di centri di assistenza informatica sparsi su tutto il territorio degli Stati Uniti.

La domanda più gettonata riguarda un classico dell'analfabetismo informatico: il lettore cd, integrato all'interno di molti portatili o presente nel case, viene comunemente scambiato per un supporto destinato all'appoggio delle tazze da caffè. Grazie allo studio di Robert Half si scopre però che davanti al malfunzionamento dei computer gli umani possono avere strane reazioni.

"Perché il mio mouse senza fili non è attaccato al computer?", oppure, "Il mio portatile è stato investito da un camion. Secondo lei cosa dovrei fare?", ma anche, "Come faccio a leggere le mie e-mail?" e infine "Il mio computer mi dice di premere un tasto qualsiasi per continuare? Dove si trova il tasto qualsiasi?". Nella classifica delle domande più strane sono queste che si piazzano nella top ten. Seguono altre insospettabili richieste come: "Lei potrebbe resettare Internet al posto mio?", o, "Ci sono dei biscotti a forma di animaletto nel mio lettore cd. Cosa faccio?", per finire con "Salve, mi potrebbe costruire un robot?".

Lavorano con i computer, conoscono ogni dettaglio di quelle macchine infernali e questo basta a far credere a centinaia di persone che i tecnici informatici siano dei cervelloni capaci persino di andare sulla Luna. La scoperta più sorprendente della ricerca effettuata dalla Robert Half Techonology è che, nella maggior parte dei casi, le domande più bizzarre sono proprio quelle che esulano dal funzionamento dei computer. "Potrebbe installare lo stereo nella mia auto?", "Può riparare la mia macchina da scrivere?", "Quando ci mette a cuocere una patata nel forno a microonde?". E ancora. "Mia figlia è rimasta chiusa in bagno. Potrebbe venire ad aprire la porta?", "Quali sono le previsioni del tempo per il prossimo anno?", "Lei è in grado di riparare la mia moto?". Veggenti, meccanici, ascensoristi e persino esperti di cucina, ecco fino a dove dovrebbero arrivare le competenze di un tecnico informatico secondo molti utenti americani.

Katherine Spencer, direttore esecutivo della Robert Half Technology, sostiene che queste richieste così bizzarre sono, oltre che comiche, un metodo per capire quali dovrebbero essere le conoscenze essenziali di un ufficio informazioni e di un servizio di supporto tecnico. "La ricerca ha fatto emergere nuove esigenze per il settore: ora sappiamo che un impiegato del servizio di assistenza non deve solo essere preparato ma anche dimostrare doti di pazienza, empatia e senso dello humour".

Uno spazio a parte è stato dedicato alle domande che riguardano animali domestici e computer. Ecco alcune tra le più originali: "Salve, il mio server è caduto su una lucertola e l'animale è rimasto ucciso. Cosa faccio?", "Aiuto, una puzzola ha divorato tutti i cavi del mio computer" e infine "Potrebbe aiutarmi a far sparire i topi dal tetto?".

Più che problemi legati al funzionamento del computer a volte gli utenti sembrano riversare sul personale del servizio di assistenza frustrazioni e disagi di natura più profonda. Cosa pensare del cliente che chiedeva dettagli su come bloccare la ricezione delle e-mail inviate dal direttore? Oppure di chi avrebbe preferito non ricevere e-mail il venerdì? O ancora di chi voleva installare la tv via cavo direttamente sul proprio portatile? A metà tra il timore reverenziale e la più innocente curiosità, c'è anche chi spera di trovare al numero verde risposte che neanche gli scienziati sanno dare: "Scusi, dove scarico il software per seguire la rotta degli Ufo?".


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Faccio serata (da "pezzidufficio.blogspot.com", October 01, 2008)

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Tra le espressioni più odiose dell’idioma di stampo nordico rientra senz’altro, a parere mio, l’espressione fare serata.
"Faccio serata" è il manifesto del disimpegno, del divertimento incurante, dell’aria di sufficienza dietro il bicchiere di spritz in un bar figo della provincia, della noia che taglia le gambe.
"Faccio serata" si porta dietro un mondo fatto di racconti distratti di settimane bianche, di sguardi sfuggenti di chi non fissa eppure nota tutto, le gambe grosse, il culo largo, quei brutti stivali, la tipa che lavora da Intimissimi.
"Faccio serata" sono ore e ore in piedi, uno spritz e poi un mojito e poi una sambuca e poi un altro mojito col maracuja, facciamo un giro con la macchina, c’è l’inaugurazione di quel locale là, il giubbotto di pelle nuovo , la pelle che tira per la lampada appena fatta, le tipe che non te la danno.
"Faccio serata" si porta sempre dietro la macchina sotto il culo, anche col centro chiuso al traffico, il bancomat dove prelevare cinquanta euro, lascia faccio io che tanto devo cambiare i soldi, la multa per divieto di sosta, il rientro alle 12.45 che domani si lavora, l’ultimo giro di chupito.
"Faccio serata" è portarsi dietro il cane di grossa taglia con un guinzaglio di corda grezza.
"Faccio serata" è smessaggiare a raffica quando non sai che cazzo fare, è telefonare col gomito alto in mezzo alla piazza.
"Faccio serata" è far finta che arrivi direttamente dal lavoro senza essere passato da casa e invece da casa ci sei passato eccome, ti sei lavato e cambiato e pure messo il profumo. La barba no, però, dai.
"Faccio serata" è annunciare che nei paesi del nord europa anche se hanno serata da fare si vestono sgrausi lo stesso, beati loro, e quando fanno serata vanno in giro in bici così bevono come spugne e dopo aver fatto serata vanno a casa belli pieni e sicuri su due ruote.
"Faccio serata" vorrebbe tanto significare finisco a casa con una, sai che storia, o almeno a limonare dentro un portone, però qui è pieno di fighette che se la tirano, che merda.
"Faccio serata" spera di trovare quel tipo là che martedì scorso abbiamo parlato che in questo locale io ci vengo da due mesi e non è per niente male perché c’è bella gente e in vacanza vado sul mar rosso dieci giorni.
"Faccio serata" può andare a finire che mi do’ di gomito con l’amico perché dopo aver fatto serata al locale la accompagno con la macchina fin sotto casa e però la saluto facendo finta che ho sonno son stanco ho un lavoro da terminare e si, ciao, resto sulle mie e va bene ci si becca domani sul messenger e non so che cazzo dirti.
Faccio serata corre sull’asfalto e sul pavè.
Faccio serata di solito non da’ quasi mai di stomaco.
Faccio serata non ti sgualcisce la camicia.
Faccio serata non ti macchia i pantaloni.
Faccio serata non fa ridere manco se ti sforzi.
Faccio serata non trombi manco a piangere.


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Thursday, September 25, 2008

Foto, testi e cartine oltre alle parole (da "repubblica.it", September 25, 2008)

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Da ottobre i nuovi canali arrivano in tutta Italia.
Linus: "E' il futuro".
I nuovi apparecchi per ricevere contenuti multimediali in vendita a meno di 60 Euro.





L'oggetto è piccolo come un lettore mp3, ha uno schermo sufficientemente ampio e una piccola antenna laterale. Quando si accende, però, si scopre che non è una macchinetta come tutte le altre, perché è un ricevitore per radio digitali. Anche i prezzi sono piccoli come le dimensioni, meno di 60 euro, per avere tra le mani un ricevitore che cambia le regole della radio.

Un esempio? Se ci si collega a Isoradio si ottengono non solo le trasmissioni che già oggi conosciamo, anche se in una qualità audio decisamente superiore, simile a quella del compact disc, ma anche delle immagini, le cartine con i flussi del traffico, le fotografie scattate sulle autostrade o ai caselli, informazioni testuali che arricchiscono quelle che arrivano via etere. Insomma, l'arrivo della radio digitale, più volte annunciato, sta per diventare una realtà. "Già oggi il segnale raggiunge circa il 40% della popolazione, le città principali del nord sono già coperte, assieme a Palermo", sottolinea Stefano Ciccotti, amministratore delegato di RayWay, la società che si occupa delle infrastrutture della Rai, "e dal 1° ottobre il segnale verrà trasmesso anche a Roma".

Dopo anni di lento avvicinamento, l'accelerazione di questi ultimi due anni è dovuta ad un cambiamento tecnologico, il passaggio dallo standard Dab a quello T-Dmb, che consente di consumare meno energia. "Non c'è dubbio che il futuro della radio sia digitale", dice Linus, direttore delle radio del gruppo Espresso, presenti da tempo nel Club Dab proprio per sperimentare le nuove tecnologie.

Ed infatti tra le radio che già oggi si possono ascoltare nel nuovo formato digitale ci sono Radio DeeJay, Radio Capital e m2o."Avrà un grandissimo impatto sull'utenza giovanile", sostiene Antonio Caprarica, direttore del Giornale Radio Rai "le potenzialità sono quelle dei contenuti non sincronizzati, grafica, meteo, previsioni, traffico, info personalizzate". Un universo in movimento nel quale altre novità sono in arrivo: Worldspace e Fiat hanno annunciato i ricevitori digitali sulle automobili Fiat, Lancia e Alfa Romeo, alcuni dei prossimi modelli di cellulari avranno i chip per la ricezione della radio digitale e già stanno arrivando sul mercato i ricevitori radio via Internet che non vanno collegati al pc.

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Wednesday, September 24, 2008

La parentopoli siciliana tra assunzioni e gratifiche (da "repubblica.it", September 24, 2008)

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Col governatore Lombardo continua il "banchetto" di Cuffaro.
I casi di Schifani ed Alfano. Ed ogni assessore ha 25 collaboratori.

E' anche peggio di quando Totò spartiva il bottino fra i suoi clienti. Duecento euro a chi allevava una capra "girgentana" (agrigentina) e 500 a chi accudiva in giardino un asino pantesco (di Pantelleria), un contributo "per la lotta mondiale contro l'inquinamento" a chi viaggiava in nave, 12 euro per ogni chilo di manna tirata giù dall'albero. L'ultimo assalto alla Regione è più sfacciato. Ci sono di mezzo i parenti.

Tanti. E' così che don Raffaele sta già oscurando la fama del suo predecessore sopraffatto da una velenosa guantiera di cannoli.

E' un arrembaggio. Più fratelli e cugini e più figli. E più nipoti e più compari. Non c'è più soltanto Palermo (dove Cuffaro ha il suo quartiere generale) ma c'è anche Catania (dove il boss dei boss è Lombardo) e - chissà come - in Sicilia ci saranno pure più soldi. Quelle che tecnicamente vengono definite le "risorse della nuova programmazione" sono in sostanza 6 miliardi e mezzo di euro che pioveranno sull'isola da qui alla primavera del 2013. Alla Regione si preparano a un altro grande banchetto. Con un condottiero che pubblicamente promette rigore e regole ma poi fa sempre finta di niente.

A parole annuncia rivoluzioni nella spaventosa macchina burocratica e intanto lascia i soliti noti ai loro posti, giura di ridurre da 26 a 12 le società regionali e invece non taglia mai nulla, in nome della trasparenza sceglie come assessori due noti magistrati e poi però il suo governo scivola ancora nella vergogna dei familiari più intimi assunti per chiamata diretta. Alla muta muta - zitto zitto come si dice in Sicilia - Raffaele Lombardo è in corsa per battere tutti i record nella Sicilia delle abbuffate.

Nella Regione che per la sua Sanità spende 8,5 miliardi di euro (il 30% in più della Finlandia, ha fatto notare a luglio la Corte dei Conti) tutto è come prima e più sconcio di prima. A pochi mesi dalla sua incoronazione il nuovo governatore sembra stia diventando un altro Cuffaro più smoderato di Cuffaro. Lo scandalo è diventato scandalo con Giuliana, la figlia di Giovanni Ilarda, il giudice che don Raffaele ha messo all'assessorato al Personale. Ma la lista di quei cognomi eccellenti assunti in Regione è infinita. Quelli che hanno una parentela molto stretta e gli altri, cognati, nuore, ex autisti, ex deputati "trombati".


nella foto: Raffaele Lombardo


Si comincia con Piero Cammarata, primogenito di Diego, sindaco di Palermo, e si finisce con una Misuraca (parlamentare di Forza Italia) e uno Scoma (assessore di Lombardo), con un Davola (ex autista di Gianfranco Micciché) e con un Mineo (figlio di un deputato regionale). Quasi tutti sono negli staff degli assessori. Come Rosanna Schifani, sorella di Renato, presidente del Senato della Repubblica. Era già dipendente della Regione, assunta per concorso nel '91, poi è stata "chiamata" dall'assessore alla Famiglia Francesco Scoma. O come Viviana Buscaglia, cugina del ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano. La signora, un'"esterna", è nello staff dell'assessore all'Agricoltura Giovanni La Via. L'elenco di chi si piazza lì dentro con un cognome che conta mese dopo mese è sempre lungo.

Ogni assessore può avere 25 collaboratori fra segreteria particolare e segreteria tecnica, un terzo di loro arriva da fuori l'amministrazione. Così fan tutti. Pagando ciascuno degli 8 prescelti come dirigente 41.807 euro lordi più un'indennità di 7.747 euro e un'altra di 23.500. Come minimo, i fortunati che entrano in uno staff, portano a casa 70 mila euro. Gli uffici di gabinetto si trasformano in vere e proprie segreterie politiche.

Come quella dell'assessore ai Beni Culturali Antonello Antinoro dell'Udc. Ha chiamato vicino a sé: Giovanni Antinoro (non parente) che era l'autista di Cuffaro; Domenico Di Carlo, segretario del braccio destro di Cuffaro, Saverio Romano; Vito Raso, amico di Cuffaro; Gianni Borrelli, ex candidato Udc amico di Cuffaro e dello stesso assessore Antinoro. Lo chiamano staff ma è una tribù.

Rispetto a tutti gli altri 21 mila dipendenti regionali quelli degli staff non firmano il cartellino, hanno un rapporto solo con il loro capo - l'assessore - e tanto per gradire per gli interni un'altra indennità annua dai 7 ai 15 mila euro.

E se nei "felicissimi" di Totò Cuffaro sembrava che non ci fossero limiti al limite, l'esordio come governatore di don Raffaele è stato segnato da nuovi aumenti per 72 onorevoli su 90. Il parlamento ha voluto altre tre commissioni, altri "gettoni", altri incarichi e gratifiche da aggiungere ai 19 mila euro lordi di stipendio per ogni parlamentare. Totale delle spese in più per le tre nuove commissioni: 200 mila euro. Nelle stesse settimane del bonus per gli onorevoli, tutti i dirigenti dei vari assessorati sono stati valutati e promossi. Il minimo in "pagella" era un punteggio di 70, tutti sono andati oltre il 90. Dai 3 ai 15 mila euro in più per ogni burocrate.

"Il mio governo è già impegnato a tagliare gli sprechi", aveva solennemente giurato don Raffaele nel giorno del suo insediamento.

Numeri e nomi raccontano come sono andate le cose. A giugno il governatore aveva proclamato che avrebbe finalmente messo mano alle 25 società collegate alla Regione, 3.546 precari poi stabilizzati e in pratica tutti amici di amici, un bel po' di altri parenti di eccellenti siciliani, tutti entrati senza concorso. A luglio e a settembre ha ripetuto il proclama. Le 25 società sono sempre lì, una dependance della Regione Sicilia che conta quasi gli stessi impiegati che ha la Regione Lombardia.

Sulla carta si occupano di tutto. Trasporti. Informatizzazione. Patrimonio artistico. Qualche mese fa una società ha pubblicato un avviso per comunicare l'assunzione da parte di un'altra società di 38 ingegneri. Il nome dell'altra società è stato tenuto segreto "per motivi di privacy". Poi si è scoperto che era la Sicilia e-innovazione, una struttura che gestisce almeno 300 milioni di fondi europei e statali. Ma Lombardo non prende decisioni. Parla, parla ma non si mette mai contro nessuno. Immobile come una statua, assiste alle scorrerie nel gorgo di Palermo.


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Monday, September 22, 2008

Da domani la Terra è in rosso (da "repubblica.it", September 22, 2008)

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L'allarme degli scienziati. Dal legno all'acqua, cominciamo a consumare le riserve.
Le proiezioni delle Nazioni Unite: senza misure, nel 2050 le finiremo il primo luglio.


Da domani viaggeremo con i conti in rosso, consumeremo più risorse di quelle che la natura fornisce in modo rinnovabile. Ci stiamo mangiando il capitale biologico accumulato in oltre tre miliardi di anni di evoluzione della vita: nemmeno un super intervento come quello del governo degli Stati Uniti per tappare i buchi delle banche americane basterebbe a riequilibrare il nostro rapporto con il pianeta. Il 23 settembre è l'Earth Overshoot Day: l'ora della bancarotta ecologica.

Il giorno in cui il reddito annuale a nostra disposizione finisce e gli esseri umani viventi continuano a sopravvivere chiedendo un prestito al futuro, cioè togliendo ricchezza ai figli e ai nipoti. La data è stata calcolata dal Global Footprint Network, l'associazione che misura l'impronta ecologica, cioè il segno che ognuno di noi lascia sul pianeta prelevando ciò di cui ha bisogno per vivere ed eliminando ciò che non gli serve più, i rifiuti.

Il 23 settembre non è una scadenza fissa. Per millenni l'impatto dell'umanità, a livello globale, è stato trascurabile: un numero irrilevante rispetto all'azione prodotta dagli eventi naturali che hanno modellato il pianeta. Con la crescita della popolazione (il Novecento è cominciato con 1,6 miliardi di esseri umani e si è concluso con 6 miliardi di esseri umani) e con la crescita dei consumi (quelli energetici sono aumentati di 16 volte durante il secolo scorso) il quadro è cambiato in tempi che, dal punto di vista della storia geologica, rappresentano una frazione di secondo.

Nel 1961 metà della Terra era sufficiente per soddisfare le nostre necessità. Il primo anno in cui l'umanità ha utilizzato più risorse di quelle offerte dalla biocapacità del pianeta è stato il 1986, ma quella volta il cartellino rosso si alzò il 31 dicembre: il danno era ancora moderato.


Nel 1995 la fase del sovraconsumo aveva già mangiato più di un mese di calendario: a partire dal 21 novembre la quantità di legname, fibre, animali, verdure divorati andava oltre la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi; il prelievo cominciava a divorare il capitale a disposizione, in un circuito vizioso che riduce gli utili a disposizione e costringe ad anticipare sempre più il momento del debito.

Nel 2005 l'Earth Overshoot Day è caduto il 2 ottobre. Quest'anno siamo già al 23 settembre: consumiamo quasi il 40 per cento in più di quello che la natura può offrirci senza impoverirsi. Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, l'anno in cui - se non si prenderanno provvedimenti - il rosso scatterà il primo luglio sarà il 2050. Alla metà del secolo avremo bisogno di un secondo pianeta a disposizione.

E, visto che è difficile ipotizzare per quell'epoca un trasferimento planetario, bisognerà arginare il sovraconsumo agendo su un doppio fronte: tecnologie e stili di vita. Lo sforzo innovativo dell'industria di punta ha prodotto un primo salto tecnologico rilevante: nel campo degli elettrodomestici, dell'illuminazione, del riscaldamento delle case, della fabbricazione di alcune merci i consumi si sono notevolmente ridotti.

Ma anche gli stili di vita giocano un ruolo rilevante. Per convincersene basta confrontare il debito ecologico di paesi in cui i livelli di benessere sono simili. Se il modello degli Stati Uniti venisse esteso a tutto il pianeta ci vorrebbero 5,4 Terre. Con lo stile Regno Unito si scende a 3,1 Terre. Con la Germania a 2,5. Con l'Italia a 2,2.

"Abbiamo un debito ecologico pari a meno della metà di quello degli States anche per il nostro attaccamento alle radici della produzione tradizionale e per la leadership nel campo dell'agricoltura biologica, quella a minor impatto ambientale", spiega Roberto Brambilla, della rete Lilliput che, assieme al Wwf, cura la diffusione dei calcoli dell'impronta ecologica. "Ma anche per noi la strada verso l'obiettivo della sostenibilità è lunga: servono meno opere dannose come il Ponte sullo Stretto e più riforestazione per ridurre le emissioni serra e le frane".


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Saturday, September 6, 2008

VINYAN (ghost in Thai) at the Toronto International Film Festival - TIFF (da "tiff08.ca", September 06, 2008)

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Oggi, sabato 06 Settembre, ho ufficialmente realizzato un sogno che ho da tempo: partecipare ad un film festival. Essendo un grandissimo appassionato di cinema, sono riuscito ad entrare in possesso di 4 biglietti per il Festival Internazionale del Film di Toronto (TIFF - www.tiff08.ca).

Questo festival, come il Sundance Festival (San Francisco), sono tra i miei favoriti in quanto il programma offre la visione di film di un certo spessore e poco "commerciali" (per commerciale intendo il classico film Hollywoodiano: sparatorie, inseguimenti, vetrine infrante e lieto fine con il buono che normalmente prevale sul cattivo o la classica commediola da quattro soldi).

Purtroppo non sono riuscito a procurarmi il biglietto per il tanto atteso "Gomorrah" di Roberto Saviano o "Food. Inc" scritto in seguito al libro "Fast food nation" (che ho letto.... si uno dei pochi che sono riuscito a portare a termine).
In compenso pero', mi sono azzardato di visionare "Vinyan", che al termine del film ho scoperto voler significare "fantasma" in thailandese.

Film intenso ambientato in una Thainlandia del dopo tsunami ancora in fase di riassesto la cui trama, la fotografia ed i suoni sono in perfetta sintonia. Il film racconta di una coppia che ha perso il figlio durante lo tsunami e che sono rimasti in Thailandia, covando la speranza che il bambino non sia morto ma rapito da trafficanti di esseri umani. In seguito al visionamento di un dvd nel quale la madre crede di aver riconosciuto il figlio, i due partono per un viaggio clandestino verso Burma nella speranza di poter riabbracciare e riportare il bambino a casa, affidandosi ad una guida locale del giro malavitoso. La ricerca della coppia si diventerà man mano sempre più allucinata e allucinante, un vero e proprio incubo che condurrà i due occidentali alla scoperta di un luogo mistico e pericoloso.

(dal sito del Film Festival di Venezia - articolo di Federico Gironi)
L’ossessione del personaggio della madre per il ritrovamento del figlio assume valenze chiaramente sociologiche nel suo essere occidentale e rifiutare i bambini locali che gli vengono spacciati per il suo e ancor più chiaramente psicanalitiche nel suo abbracciare la follia e nei gesti che compie in un finale che non andiamo a spoilerare per ovvie ragioni.
L’ambizione è tanta quindi, qualcuno potrebbe dire troppa. Ma è innegabile che du Welz abbia il manico registico per non sfilacciare troppo una vicenda tanto complessa nella sua semplicità e che nei simbolismi che mette in gioco sia in grado di stimolare riflessioni di grande interesse sui meccanismi umani e di colpire con immagini di grande suggestione cinematografica. E di conseguenza, specie per quanto riguarda i ragionamenti sulla maternità che porta avanti, possiamo dire che l’ambizione di Vinyan poggi su basi più che sufficientemente solide.






(From TIFF's web site www.tiff08.ca - article written by Colin Geddes)
Torn by the loss of their son Joshua in the Indian Ocean tsunami of 2004, Paul (Rufus Sewell from Dark City) and Jeanne Bellmer (Emmanuelle Béart from Manon des sources) have remained in Phuket, Thailand. Since Joshua's body has never been recovered, they cling frantically to the hope that he has survived. Glimpsing a boy who looks like Joshua in video footage from a village of orphaned children on the Thai-Burmese border, Jeanne becomes consumed by the belief her son was kidnapped by traffickers in the chaos that followed the tsunami.

Unwilling to shatter his wife's faith, Paul follows skeptically as she throws the last of their money at a sinister smuggler who promises to take them by boat into pirate-infested waters to find their son. As a glimmer of hope lights their quest through the dark jungle, the traumatized couple is pulled into a primeval hell created by their own obsessions and mutual desperation for some sense of closure. They are the living who purposefully invade the land of spirits.

Fabrice Du Welz was introduced to Midnight Madness audiences in 2004 with his surreally twisted debut Calvaire, a survival horror tale that blended elements of Deliverance and The Texas Chainsaw Massacre. Vinyan, his triumphant second feature, was initially labelled by Internet buzz as an extreme horror film, but is actually more of a psychological descent into the unknown in which Eastern spiritual themes of despair are coupled with the type of maternal motifs found in David Cronenberg's The Brood and Nicholas Roeg's Don't Look Now.

Du Welz coaxes an emotionally fraught performance from his two strong leads, as they face treacherous terrain, unpredictable weather and a jungle filled with wild threats at every turn. The ethereal score by composer François-Eudes Chanfrault (À l'intérieur, Haute tension) and vibrant colours drawn from the landscape by cinematographer Benoît Debie (Calvaire, Irréversible) work in kaleidoscopic harmony, flooding the senses and setting the viewer up for what the director describes as a truly baroque third act.

Propelling the audience into a paranoia-filled heart of darkness, Vinyan leads to a confrontation with madness in a storm-torn jungle alive with feral children.


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